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Arriva l’estate e con essa la voglia di mare e di sole. Si intensificano gli stratagemmi per arrivare alla prova bikini, tanto temuta dalle donne, e negli ultimi anni anche dagli uomini. E dato che la moda ci vuole belli, ma soprattutto abbronzati, comincia la corsa all’acquisto di creme solari, che tra l’altro continuano ad essere testate in modo balordo sugli animali.

 Di prodotti solari ce ne sono di ogni tipo: per il primo sole e contro le prime ustioni, e poi olii speciali dal profumo ributtante pronti ad essere spalmati – come se fosse olio da cucina – su “carni” pronte per essere cotte dal sole.

Ma quali sono gli effetti di queste creme? Sono davvero efficaci? E quali le controindicazioni?

In base a nuovi test effettuati dalla rivista tedesca Oekotes, buona parte dei prodotti convenzionali contengono filtri di protezione UV che penetrano all’interno dell’epidermide con la possibilità di essere assorbiti anche dagli altri organi, e di intossicarli, anche se lievemente.

Il rilascio di queste sostanze non interessa solo l’uomo, ma anche l’ambiente. Le sostanze contenute nelle creme, infatti, possono contaminare spiagge, fiumi e laghi. Soprattutto nei mari tropicali, tempestati in tutte le stagioni da turisti stranieri, il rischio maggiore – secondo il ricercatore italiano Roberto Danovaro – è la formazione di organismi virali latenti, scatenati dai filtri chimici delle creme, che causano lo sbiancamento dei coralli.

Il dottor Karl Fent della Fachhochschule Nordwestschweiz di Muttenz ha rintracciato la presenza di contaminazioni anche in pesci, granchi di fiume e cormorani delle acque della Svizzera. Al di là dei bagni estivi, infatti, anche attraverso gli scarichi domestici queste sostanze arrivano nelle acque.

Come già accennato, questi prodotti influiscono sulla salute dell’uomo.

Chi usa creme per proteggersi dal sole rischia di avere un eccesso di zinconel sangue. Questo è quanto sostiene uno studio condotto in Australia nell’Università Macquary di Sydney. Inoltre,nanoparticelle di zinco penetrano attraverso i pori della pelle. Sebbene ancora non si conoscano e non vi siano prove dell’effetto di queste nanoparticelle sul sistema immunitario, una presenza eccessiva della sostanza porta ad una carenza di rame e quindi ad un malfunzionamento degli enzimi che stanno alla base dei più importanti meccanismi che regolano il corpo umano.

 

Le sostanze che provocherebbero disfunzioni a livello ormonale sono l’Ethylhexyl Methoxycinnamate e Benzofenone-3

Le sostanze che provocherebbero disfunzioni a livello ormonale sono l’Ethylhexyl Methoxycinnamate e il Benzofenone-3. I test sugli animali hanno mostrato fenomeni di questo tipo, così come prodotti contenentioctocylene in studi cellulari hanno mostrato di avere un effetto simile agli estrogeni femminili.

 

Bisogna fare attenzione anche allaparaffina e ad altri oli e grassi sintetici, come il silicone, che non sono compatibili al 100% con l’epidermide al pari degli olii vegetali. Tra i numerosi prodotti in commercio, infatti, test dimostrano che sono le creme biologiche ad essere meno invasive per l’ambiente e meno dannose per l’uomo.

Le complicazioni, comunque, non finiscono qua. Secondo lo studio del team guidato dalla dott.ssa Schlumpf, i filtri UV vengono assorbiti e rilasciati anche nel latte materno. Circa il 77% delle madri, dopo l’utilizzo di queste creme, ha mostrato contaminazioni di questo tipo. È utile poi ricordare che non è un alto fattore di protezione a fare da scudo alla pelle garantendo così una adeguata copertura. I casi di tumore della pelle sono in aumento; solo in Germania si ammalano ogni anno da 140.000 a 200.000 persone.

Tutti al mare, quindi, ma con le dovute attenzioni…

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