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Il fenomeno è in crescita ed è causato spesso, oltre che dai carichi, dalle mansioni “stupide” che colpiscono la dignità del lavoratore.

ROMA

Un quarto degli italiani è stressato a causa del lavoro. Il numero è in crescita in questo periodo ed è l’altra faccia della crisi. Da una parte ci sono le drammatiche vicende di coloro che perdono l’impiego, dall’altra l’aumento dei carichi, le mansioni stupide, i turni pesanti.

Così chi un’attività retribuita ce l’ha accumula delusioni e preoccupazioni. E si stressa.

A studiare il fenomeno e a cercare le soluzioni è stata la Fiaso, la federazione di aziende sanitarie e ospedaliere italiane, che ha coinvolto i lavoratori di 15 Asl di tutta Italia per risalire al cuore del problema e cercare una soluzione.

Si stima che lo stress provochi circa il 60% delle assenze dal lavoro per malattia, con una perdita di produttività a livello europeo di 20 miliardi di euro.

Le aziende sanitarie coinvolte nella ricerca hanno proposto varie strategie per rendere il lavoro meno pesante ai propri dipendenti, sia gli amministrativi che il personale sanitario. Alla fine si è registrato un calo dei lavoratori che si sono detti stressati dal loro impiego. Il dato dal 25% è sceso sotto il 10%.

Alcuni esempi? A Bergamo hanno avviato un progetto di assistenza nello studio e più in generale nel tempo libero per i figli dei dipendenti.

Viene fatto il doposcuola per chi ha tra i 6 e i 14 anni, c’è anche un centro ricreativo aperto durante le festività, quando le scuole sono chiuse e i genitori lavorano.

A Firenze un tutor affianca per sei mesi ogni amministrativo neoassunto. A Genova si fanno corsi per insegnare la comunicazione con i pazienti e i loro parenti.

A Trento invece permettono ai dipendenti di modulare i turni sulle necessità della vita familiare, magari utilizzando il telelavoro, così da evitare il part time. “La nostra ricerca – commenta il Presidente Fiaso, Giovanni Monchiero, che è anche direttore generale della Asl Cuneo 2 – dimostra ancora una volta l’importanza dello star bene nel proprio posto di lavoro.

Migliorando le condizioni di lavoro di medici, infermieri, tecnici e amministrativi la mia Asl ad esempio si è piazzata al secondo posto nella classifica con minor tasso di assenteismo.

I dati del Laboratorio mostrano in modo inequivocabile l’importanza di crescere e svilupparsi pensando a un modello di azienda che valorizza il ruolo della persona e presta attenzione a tutte le sue necessità, creandole intorno le condizioni per un ambiente sano e più stimolante”.

Lo stress, anche grazie una direttiva europea, è stato inserito nel decreto legislativO 81 del 2008 che lo cita tra gli elementi che i datori devono valutare per prevenire gli infortuni ed è esso stesso una causa di malattia. Secondo la ricerca Fiaso è causato principalmente da tre fattori: carico di lavoro, difficoltà di conciliare l’impiego con la famiglia, trasferimenti o cambi di mansione.

Marco De Polo è professore di psicologia del lavoro e delle organizzazioni a Bologna. “I sintomi dello stress da lavoro sono di vari tipi – spiega – , si va dai problemi del sonno alle sbagliate abitudini alimentari, dalla stanchezza fisica ai dolori muscolari. Ci sono poi le varie forme emotive: maggiore irritabilità, ansietà.

E’ importante riconoscere questi sintomi rapidamente per affrontare il problema”. Secondo De Polo la formazione è molto importante. “Una persona competente – spiega – ha più modi di far fronte a carichi di lavoro che crescono o a difficoltà impreviste”.

Tutti i lavori hanno però un loro carico di stress. “Infatti può trattarsi solo di un fatto episodico. Bisogna iniziare a prendere in considerazione il problema quando capita più volte, 4 o 6. Vuol dire che non è un caso. Del resto siamo in una fase in cui questo problema va ad aumentare.

E’ figlio della stessa crisi, che fa perdere il lavoro a molte persone e stressa coloro che lo hanno. La dignità delle persone è attaccata, si licenzia e contemporaneamente si offrono lavori o così stupidi o così pesanti da minacciare ugualmente la dignità delle persone con lavori che stressano”.

FONTE La Repubblica

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