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ROMA – Smettere di fumare è un po’ come trovarsi in un videogioco. “Pensiamo a Pacman. Gli anticorpi dell’organismo viaggiano ovunque nei vasi sanguigni. Se ogni volta che incontrano una molecola di nicotina riescono a bloccarla, possono impedirle di raggiungere il cervello e produrre i suoi effetti nocivi”. Ronald Crystal, genetista della Cornell University di New York, sintetizza così la sua visione di un vaccino capace con una singola iniezione di liberare per sempre dal vizio del fumo. Il rimedio contro il tabagismo oggi viene sperimentato sui topi. Prima che arrivi in farmacia occorreranno ancora i test sull’uomo, ma gli sforzi per contrastare il meccanismo della dipendenza dalla nicotina non saranno mai sproporzionati rispetto ai benefici. Il fumo infatti è considerato responsabile di un decesso su sei: più di 70mila persone all’anno solo in Italia.

Il vaccino allo studio a New York punta a spezzare il meccanismo della dipendenza. L’anticorpo-Pacman, dopo aver abbracciato la molecola di nicotina, forma un agglomerato ingombrante, incapace di superare quel filtro assai selettivo che protegge il cervello dall’ingresso di sostanze estranee. La nicotina da sola non fa fatica a superare la barriera, uscire dal circolo sanguigno, entrare nel cervello e legarsi ai recettori del piacere, creando quella dipendenza da cui meno di un individuo su tre – tra coloro che decidono di smettere – riesce a liberarsi nel corso della vita. “Ogni boccata di fumo – scrivono i ricercatori guidati da Crystal su Science Translational Medicine – contiene più di 4mila sostanze chimiche diverse. Ma è la nicotina il vero responsabile del meccanismo della dipendenza”. Una sigaretta ne rilascia tra 1 e 1,5 milligrammi, meno del 3 per cento del suo peso. In circa 15 secondi questa sostanza passa dai polmoni al sangue fino a raggiungere il cervello. Da lì, innesca piacere, senso di riduzione dello stress, ma anche la necessità di accendere un’altra sigaretta dopo aver spento la prima.

Convincere gli anticorpi ad attaccare la nicotina nel sangue prima che raggiunga il cervello non è impresa semplice. Le molecole rilasciate dal fumo sono infatti troppo piccole perché il sistema immunitario le riconosca come nemiche. E i vaccini sperimentati finora, a base di anticorpi già maturi e addestrati a identificare e distruggere la nicotina, sono risultati efficaci per periodi troppo brevi. “Spesso chi riceveva le iniezioni lamentava problemi di allergia o febbre” spiega Laura Carrozzi, epidemiologa della Società italiana di medicina respiratoria, dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana e del Cnr. “In alternativa, si usano ormai comunemente prodotti sostitutivi del tabacco somministrati attraverso cerotti, inalatori o pasticche, un antidepressivo chiamato bupropione o un farmaco detto vareniclina, che si lega parzialmente ai recettori della nicotina nel cervello. Tutti questi prodotti alleviano i sintomi dell’astinenza, ma non bastano a smettere di fumare se manca la forza di volontà”.

A differenza dei vaccini tradizionali, questo contiene una sequenza di geni con tutte le istruzioni necessarie alle cellule per sintetizzare l’anticorpo-Pacman. Il frammento di materiale genetico viene inserito in un virus. Il microrganismo si occuperà di trasferirlo nelle cellule del fegato, dove inizierà la fabbricazione dell’anticorpo. I topolini che hanno ricevuto il vaccino nel laboratorio di New York hanno visto il livello di nicotina circolante nel sangue ridursi al 15 per cento della dose normale. E il fatto che l’anticorpo fosse prodotto direttamente dal fegato ha reso l’effetto di una singola iniezione permanente nel tempo. “Per il momento abbiamo svolto gli esperimenti solo nelle cavie” precisa Crystal. “Ma abbiamo fiducia che questa strategia possa aiutare i milioni di fumatori che hanno deciso di liberarsi dal vizio ma non hanno la forza per riuscirci”.

FONTE WEB

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