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Camminano nel cuore della notte, a volte, parlano, possono gridare e compiere svariate azioni. Non sono una “leggenda metropolitana”… Chi sono? I sonnambuli! Questa patologia colpisce, circa, il 5 per cento degli adulti mentre il 75 per cento dei bambini, soprattutto, maschi ha accusato, almeno, un episodio nella vita.

Il sonnambulismo è una forma di automatismo che porta l’individuo a camminare durante il sonno. Il sonnambulo si alza dal letto, con gli occhi aperti, compie azioni, complesse e coordinate, senza, però, ricordare nulla la mattina. Gli episodi di sonnambulismo che si manifestano nelle prime ore di sonno durano, in media, dai 5 ai 20 minuti. Il disturbo, in genere, si presenta, per la prima volta, nella fascia d’età compresa dai 5 ai 15 anni. Questo fenomeno ha, spesso, carattere ereditario ma tende a sparire, completamente, dopo l’adolescenza. Se il sonnambulismo compare in età adulta, invece, può rappresentare il sintomo di un’alterazione psicopatologica.

Quali sono i comportamenti tipici?

Il sonnambulismo non è, per sua natura, una malattia pericolosa. Tuttavia i gesti che, spesso, il soggetto compie durante gli episodi possono essere pericolosi:

  • aprire e chiudere porte e finestre
  • uscire per strada
  • accendere elettrodomestici
  • salire o scendere rampe di scale
  • vestirsi o spogliarsi
  • mangiare e bere
  • accendere o spegnere luci

Come gestire un episodio?

In genere è consigliabile non tentare di svegliare i soggetti durante un episodio di sonnambulismo. Questo perché, solitamente, il sonnambulo non risponde agli stimoli esterni. Nel caso di un risveglio, inoltre, potrebbe reagire in modo confuso o aggressivo. La prima regola, per gestire un attacco, è quella di tentare di ricondurre il sonnambulo nel proprio letto. Se un sonnambulo esce di casa può, inevitabilmente, correre seri rischi. Per questo, quindi, cercate di bloccare porte e finestre per impedirgli di uscire nel cuore della notte. Attenzione, poi, a letti a castello o soppalchi. Le scale, infatti, possono essere molto pericolose. Per questo, quindi, sarebbe meglio bloccarne l’accesso.

Come prevenire un episodio?

La prima regola da seguire, per prevenire gli episodi di sonnambulismo, è mantenere uno stile di vita regolare. Eccessivi stress, fisici o psichici, infatti, possono scatenare attacchi. Per questo, quindi, mantenere degli orari, regolari, in modo particolare nei periodi di maggiore stanchezza, è un modo per prevenire episodi di sonnambulismo. Se gli episodi diventano frequenti, poi, è possibile adottare un sistema per ridurli. Annotate quanto tempo passa dal momento in cui il soggetto si addormenta a quando inizia un attacco. Successivamente, poi, provate a svegliare il sonnambulo 15 minuti prima, dal momento previsto, mantenendolo sveglio, almeno, per 5 minuti. Ripetete lo stesso sistema per una settimana. In questo modo, almeno per un certo periodo, gli episodi dovrebbero ridursi.

Quali sono le cause?

Le principali cause alla base del sonnambulismo sono:

  • componente ereditaria
  • difficoltà nella coordinazione dei centri nervosi deputati al passaggio sonno-veglia
  • stress psicosociale
  • ansia
  • pavor nocturnus (terrore notturno)
  • alcol e sonniferi
  • vescica dilatata
  • rumori esterni

Quali sono le conseguenze?

Il sonnambulismo non causa, per sua natura, nessuna conseguenza. I possibili risvolti, tuttavia, possono provocare dei disagi nella normale vita dei soggetti. Il sonnambulo, a causa della sua patologia, può essere spinto a un disagio sociale. In genere, infatti, tende a evitare quelle attività – vacanze, pernottamenti lontano da casa – che potrebbero rivelare, alle persone che lo circondano, il suo disturbo. In alcuni casi, poi, il disagio può essere di natura lavorativa. L’ansia generata dal sonnambulismo, infatti, può, nel tempo, causare insonnia. Una quantità insufficiente di sonno può, nel tempo, causare gravi conseguenze: irritabilità, calo dell’attenzione ma anche allucinazioni, visive o uditive, fino alla paranoia.

 

Fonte Web

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